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Introducing Peggy Oki

Di recente mi è capitato di vedere il film “Lords of Dogtown” di Catherine Hardwicke, datato 2005. Pur avendone spesso sentito parlare, non mi era riuscito di vederlo prima di quest’anno; spero lor signori lettori vorranno perdonare questa mia mancanza di tempestività.
Per chi non lo sapesse, il film racconta la vera storia di un gruppo di ragazzi che negli anni Settanta rivoluzionarono la pratica dello skateboarding ( il “Dogtown” del titolo è un quartiere degradato di Los Angeles dove il team Zephir – cui questi ragazzi presero parte – viveva, si esercitava, innovava e faceva casino).
Per farla breve, in quegli anni a Venice Beach c’era questo negozio di attrezzature da surf (il “Jeff Ho Surfboards and Zephir Productions Surf Shop”) gestito da – come il nome stesso suggerisce – Jeff Ho assieme a Craig Stecyk e Skip Engblom. Ho ed Engblom (nel film interpretato dal sempre incredibile Heath Ledger, pace all’anima sua) diedero vita in un primo momento allo Zephir Surf Team, coinvolgendo dei ragazzi che frequentavano quella zona compreso Pacific Ocean Park (ex parco divertimenti comprensivo di pontile che in seguito alla sua chiusura nel 1967 divenne punto di ritrovo fisso di questi giovani surfers, future figure mitiche del mondo dello skate) e successivamente allo Zephir Skate Team, i cui componenti sono meglio noti come Z-Boys. Inizialmente lo skate costituiva per gli Z-Boys una semplice alternativa al surf che, con loro disappunto, si poteva praticare solamente alle prime ore del mattino (causa scarsa disponibilità delle onde); ma non passò molto che il loro (dapprima superficiale) interesse crescesse fino a divenire un nuovo (e altrettanto dinamico) modo per esprimere sé stessi. Aggressivi, emarginati, “alieni dello skateboard”, i ragazzi del team erano così: diversi. Cercavano di riprodurre i movimenti che avrebbero realizzato in acqua sulle onde d’asfalto facilmente reperibili in quell’area (cortili di scuole costruiti con pareti d’asfalto inclinate a rialzarli; piscine svuotate per la siccità). Ciascuno di loro aveva un suo stile; insieme cambiarono tutto.
Di questo gruppo di skaters facevano parte anche Tony Alva, Stacy Peralta e Jay Adams (nel film interpretati rispettivamente da Victor Rasuk, John Robinson ed Emile Hirsh) a tutti gli effetti, i veri protagonisti della pellicola – basata tra l’altro su uno script dello stesso Peralta: Alva, primo ad aver ottenuto il titolo di world champion, considerato ad oggi uno dei più influenti skater di tutti i tempi; Peralta, il primo dei tre a capire come autopromuoversi e fondatore della compagnia Power Peralta, nella cui “Bones Brigade” figurano nomi di altri famosissimi come Tony Hawk e Rodney Mullen; Adams che ebbe problemi di droga e scontò un periodo di detenzione per questo, ma che è tutt’oggi riconosciuto come skater autentico nella sua passione, vera scintilla che fece detonare un fenomeno oggi globale.
Oltre ai celebri tre, a completare il gruppo di 12 Z-Boys c’erano Allen Sarlo, Chris Cahill, Nathan Pratt, Bob Biniak, Paul Constantineau, Jim Muir, Shogo Kubo, Wentzle Ruml … e Peggy Oki. Peggy era l’unico membro femminile del team; l’unica Z-Girl, insomma (indicata dalla freccia nella storica foto di gruppo, qui sotto).

Non conoscevo la storia dello Zephir Skate Team prima di vedere questo film, ma mentre lo guardavo non mi era del tutto sfuggita la fugace presenza di un’attrice (Stephanie Limb), nei panni, appunto, di Peggy Oki. Come ho detto, è però la triade Alva-Peralta-Adams ad farla da padrona, così non ho scoperto di questa gran donna che dopo essermi documentata (a film concluso) in rete, in seguito ad un irresistibile attacco di scrupolosità. Quello che segue è ciò che ho scoperto.

 

Surfista e skater professionista, ma anche artista e convinta ambientalista, Peggy Oki è una donna da stimare davvero. Non solo era l’unica ragazza a gareggiare per la Zephir decine d’anni fa, ma mostra di avere davvero un cuore d’oro con i suoi progetti a difesa e tutela degli animali in via d’estinzione.
Da sempre interessata alla causa delle balene, Peggy ha avviato nel 2004 un progetto (il “1400 Origami Whales”) tramite il quale intendeva richiamare l’attenzione su questa tematica sempre più scomoda e il più delle volte sottovalutata nella sua gravità, quale è la caccia alle balene.

 

L’idea di base per il progetto le venne da una vecchia credenza giapponese secondo cui la realizzazione di un migliaio di gru in carta (origami, appunto) permetterebbe di veder esaudito un proprio desiderio (come per esempio il guarire da una malattia) proprio da una gru, che in Giappone viene considerato animale sacro.
Invece che il consueto migliaio di origami, Peggy preferì realizzare 1400 piccoli origami a forma di balena (tante le balene che sarebbero state uccise nel 2004, tra Norvegia, Islanda e Giappone). Il totale fu poi di 2285 origami (ne vennero aggiunti 885, a rappresentazione dell’incremento incontrollabile di balene sterminate fino ad allora). Il progetto venne proposto al Santa Barbara Whale Festival, poi a WhaleWatch.org e WSPA.org (sito della Società Mondiale per la Protezione Animali) e vide la partecipazione di diversi volontari provenienti da tutta l’America. Quest’idea prese poi il largo tanto che nel 2007, attraverso un’ancor più vasta partecipazione pubblica, è stata realizzata una sorta di tenda composta di 30000 origami a forma di balena; una poderosa dichiarazione visiva e insieme commemorativa di tutti questi animali uccisi sin dal 1986 (anno in cui la Commissione Internazionale per la Caccia Alle Balene – la IWC – aveva istituito una moratoria alla pratica della caccia commerciale che poi molti paesi membri finirono con l’ignorare). Nel 2007, la tenda è stata esposta al PAC (Alaska Center for the Performing Arts), durante il 59simo incontro della IWC e, successivamente, all’ Alaska Oceans Festival. Alta 1,5 metri e larga più di 121, questa tenda è stata appesa in modo tale da ricreare un labirinto di corridoi, attraverso il quale i vari visitatori potevano smarrirsi, meravigliarsi e riflettere.

La tenda è stata esposta anche all’isola di Maui, per un paio d’anni, accolta ogni volta con grande piacere e commozione dalla popolazione locale. Nel filmato qui sopra, girato da un visitatore, potete avere un’idea di cosa sia questo progetto (in apertura del video è Peggy in persona a parlare). Migliaia di persone, bambini, ragazzi, adulti (volontari e provenienti da ogni parte del mondo) si sono affiancati a Peggy – e continuano a sostenerla – nella realizzazione di origami per questo progetto, al fine di richiamare l’attenzione sulla pratica barbara del whaling. I vari origami che vengono realizzati recano con sé, chi più chi meno, la firma di chi l’ha realizzato o un messaggio di sensibilizzazione sul tema. Ogni anno che passa, continuando imperterrita la caccia alle balene, 2000 nuovi origami si aggiungono agli altri già realizzati a simboleggiare il numero sempre crescente di animali uccisi.

 

Nel 2009 il progetto si è ampliato nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica anche nei confronti del Delfino (Hector’s and Maui’s dolphin) della Nuova Zelanda, pericolosamente in via d’estinzione.
Peggy Oki ha studiato biologia ambientale e ha conseguito un Bachelor of Arts in pittura. Il suo impegno nella lotta allo sterminio dei cetacei prosegue tuttora, accompagnato dalle sue storiche passioni quali l’arte (la natura tema ricorrente dei suoi dipinti) e quegli sport solitamente considerati “maschili” come il surf, lo skate e persino l’arrampicata su roccia. Ancora oggi è invitata ad alcuni eventi sportivi (ad esempio contest locali per giovani skaters) come ospite d’onore o per ricoprire i panni di giudice di gara. Vegana, programma i giorni in cui fare a meno della macchina e cerca di tenersi lontana dalla tv. Nel 2010 è stata eletta dal Santa Barbara Indipendent ‘local hero’. Donna tutta d’un pezzo dal sorriso estremamente rassicurante, Peggy Oki è anche insegnante di arte nel City College di Santa Barbara, illustratrice e grafica free-lance, proprietaria del marchio “Oki Design” che realizza biglietti d’auguri, e molto altro. Da noi non è molto famosa ed è un piacere poterle dare un po’ di visibilità. Per maggiori informazioni sui suoi progetti, visitate il sito www.peggy-oki.com (solo, armatevi di pazienza nel visitarlo ché non è esattamente user-friendly).
E se volete imparare a fare il suddetto origami:

  1. […] Aiutate poi il giovane americano a fare un biglietto e a prendere con voi quel benedetto treno per Torino. Durante il viaggio siate gioviali, sciogliete i suoi dubbi su Trenitalia, la vita, l’universo e tutto quanto. Salutatevi scambiandovi i contatti su Facebook. Il giorno dopo postate il trailer del film Dogtown and Z-boys che per caso avete visto la sera prima e che vi è piaciuto un sacco, anche se avreste voluto saperne di più su Peggy Oki. (Valeria ne ha parlato qui). […]

  2. […] dal presupposto che lo skateboarding è uno degli sport che più affascina (in quanto impraticabile) l’ammasso di ossa fragili e […]

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