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Il nastrone della settimana: What’s that on your h...

Il nastrone della settimana: What’s that on your head? A wig!

Non ricordo precisamente quanti anni avevo quando sentii per la prima volta il detto “tagliati i capelli, vai a lavorare”, né tantomeno a chi fosse rivolto. Ciò che ricordo è però che, a volerlo ripetere, suonava piuttosto gradevole, quasi una filastrocca (specialmente se ripetuto in dialetto). Ero piccina, quello sì. E a quel tempo non avevo voce in capitolo circa i modi in cui venivano gestiti i miei, di capelli. Lasciavo che i miei facessero di me quello che volevano, e, stando ai vecchi album di foto, i risultati furono di volta in volta più squadrati. Il caschetto andava per la maggiore, ma dopotutto ero bambina negli anni Novanta, quindi c’è poco da lamentarsi. Non capivo ancora perché per andare a lavorare bisognasse tagliarsi i capelli, e quando finalmente afferrai il senso di quell’espressione ero già un po’ cresciutella; nel contempo, avevo iniziato ad accorgermi dell’aspetto degli altri, a riflettere sul concetto di “look” e sulle annose questioni che lo riguardavano. L’attenzione per il taglio di capelli comincia qui, bene o male. Dato che il mio corpo cambiava senza che io avessi modo di dire “ah”, intervenivo sui miei capelli perché erano l’unica parte di me su cui potevo operare arbitrariamente. Potrei quasi prendere un pennarello e tracciare su di un foglio una linea temporale con le date delle prime mèches, della prima tinta, del primo taglio azzardato, della prima piastra, lo scivolone della permanente, e via di seguito. Un’avventura in crescendo. Da allora, per me il taglio di capelli è come un rito sacro da celebrarsi quanto più spesso possibile (del detto popolare appreso in tenera età, a quanto pare ho memorizzato ed interiorizzato solo la prima parte…). Amo i capelli lunghi (su tutti gli altri esseri umani che non sono me), ma, come dire, è per i capelli corti che nutro una vera e propria predilezione; per questo il mio inconscio ha un fremito ogni volta che fisso un appuntamento dal parrucchiere. Ogni seduta si trasforma in momento magico all’interno di quella particolare giornata; sorta di rito catartico di cui sento la necessità quando le cose vanno male. È come se risistemandomi la testa con forbici e rasoio, riuscissi a liberarmi dai cattivi pensieri e a ritrovare il giusto stimolo per rimettermi in carreggiata. C’è chi si sfoga andando a correre, chi facendo shopping, chi bevendo orzata, chi querelando Nonciclopedia. Io il più delle volte mi taglio i capelli; e se non è un taglio, è una tinta. Probabilmente mi ritroverò calva tra dieci anni, ma tant’è. Se me ne pento? Certo, a volte incappo anche io nei cosiddetti “castroni”, ma ho imparato a prenderli con filosofia e a camuffarli da “cosa voluta”, di volta in volta. Impara l’arte e mettila da parte.
Il nastrone della settimana vuole dunque celebrare le nostre cofane e le cure che dedichiamo loro, quotidianamente. Com’è inevitabile, data l’aura di intimità che aleggia attorno al nostro crine, alcuni di questi pezzi parlano d’amore, mentre altri di libertà, questioni generazionali, tinte fatte in casa, follia, feste. E pure di vecchiaia (se vi pensate da vecchi, come vi vedete? Coi capelli? Senza? Col parrucchino? In fila per un trapianto?).

“Cut your hair” – Pavement
“Wind in my hair” – Me Succeeds
“The world was a mess but his hair was perfect” – The Rakes
“Hair” – Pj Harvey
“Hair down” – Cold War Kids
“Una vita col riporto” – Ex-Otago
“The hair song” – Black Mountain
“She don’t use jelly” – The Flaming Lips
“Tre capelli sul comò” – Brunori Sas
“Hairdresser on fire” – Morrissey
“Sufi kiss” – Julie’s Haircut
“Wig” – The B52’s
“Devils haircut” – Beck
“Pull my hair” – Bright Eyes
“Digital haircut” – DD/MM/YYY


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  1. Margherita

    24 Ottobre

    un giorno dobbiamo fare una riunione di redazione (a londra? a vicenza? a torino? who knows…) e riguardarci ghost world tutte insieme.

  2. Cate Ghobert

    24 Ottobre

    io vi farò un monumento, questi nastroni mi salvano dal tedio dei grigi pomeriggi croati!

  3. Bonnie

    25 Ottobre

    @ Cate: vale anche per il Canada 😉

  4. Helen

    26 Ottobre

    Fantastico questo post!!!! 🙂

  5. Valeria Righele

    28 Ottobre

    Riguardare assieme il film di Ghost World è un’ottima idea. Altrettanto lo sarebbe trovarsi per leggerlo assieme. Uh quante idee per la prossima riunione!

    @Helen: Grazie rossa 🙂

  6. Silvia

    29 Ottobre

    Il titolo di questo nastrone non può che farmi pensare alla canzone di Hedwig intitolata Wig in a box (http://www.youtube.com/watch?v=Kl07XuVRkHw), che parla proprio dell’effetto “terapeutico” del make over, capelli compresi.

  7. Valeria Righele

    30 Ottobre

    Sono particolarmente affezionata a quel film di John Cameron Mitchell e mi fa molto piacere che tu abbia menzionato Wig in a box. L’avevo presa in considerazione per questa playlist, ma in ultima l’ho lasciata fuori per una questione di mancata amalgama con le altre tracce che avevo già scelto. Non escludo però di utilizzare altre canzoni di quella colonna sonora per dei futuri nastroni. Grazie dell’appunto!

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