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Il nastrone della settimana: Drivin’ on 9, y...

Il nastrone della settimana: Drivin’ on 9, you could be a shadow

Comporre nastroni è un’arte. L’ha scritto Nick Hornby e l’ha ammesso chiunque si sia mai chinato su un impianto hi-fi per risorgere solo diverse ore dopo con una cassetta piena di messaggi subliminali e la schiena a pezzi.
Personalmente posso dire di aver avuto esperienze alquanto problematiche con i nastroni su cassetta. Ne composi diversi durante le scuole medie e più di una volta li condivisi con il mio prossimo. All’epoca però le cassette erano già considerate un supporto desueto, motivo per cui i miei doni venivano guardati con sospetto. Non escludo di essere stata schernita da alcune delle destinatarie dei miei cadeaux magnetici, poiché la musica che tentavo di condividere era pur sempre brutta, cattiva e vecchia.

Comporre nastroni è un’impresa ardua e che richiede un sacco di tempo. Me ne sono resa conto solo di recente, quando sono tornata ai piedi del mio vecchio hi-fi dalle piastre ancora funzionanti. La cassetta che ho assemblato trasudava tristezza, più di ogni altra cosa. L’esperienza del lento accumularsi di bozze, cd approvati e cd scartati, 45 giri e custodie vuote ha risvegliato in me il ricordo tattile del mio comporre nastroni da ragazzina. I limiti imposti dal supporto magnetico obbligano a fare scelte accurate non solo in termini coerenza tematica e assonanza dei i pezzi selezionati, ma anche relativamente al tempo a disposizione su ogni lato. In prima battuta questi limiti parrebbero solo un fastidio, un ostacolo che rallenta la produzione del nostro lavoro. Mi è capitato di provare questo genere di fastidio, ad esempio quando ho realizzato che una canzone che avrei voluto inserire sforava di dieci secondi e andava quindi esclusa.
Mentre componevo il nastrone di cui sopra mi sono fermata più di una volta a riflettere sulla lista cartacea di pezzi che si stava materializzando tra le mie mani e sul modo in cui essa starebbe stata diversa se avessi deciso di assemblare una semplice playlist su iTunes o un cd masterizzato. Scavando tra pile di dischi che non riascoltavo da anni e che in alcuni casi non ricordavo neanche di aver acquistato sono incappata in canzoni che ricordavo ancora a memoria, pur avendole ignorate per moltissimo tempo. Per certi versi era come se il fatto di star componendo un nastrone su cassetta stesse risvegliando in me un modo di ascoltare la musica che non ricordavo neanche di aver conosciuto. Erano soprattutto la lentezza e il rispetto forzato dei supporti che mi trovavo di fronte a mostrarmi quanto sia cambiato il mio rapporto con la musica negli ultimi anni.

Il nastrone di questa settimana è stato assemblato usando iTunes e l’archivio presente sul mio vecchio iPod ammaccato, ma per certi versi ha qualcosa in comune con i nastroni su cassetta che ho composto nel corso della mia breve ma problematica vita da ascoltatrice di musica da sfigati.
Il tema prescelto è stato toccato più o meno da chiunque abbia scritto musica dopo che il mondo è stato ricoperto da reti autostradali e asfalto. Nello specifico, i pezzi che vi propongo oggi parlano di viaggi in auto il cui fine non è tanto il raggiungimento di una meta particolare, quanto il viaggio in sé. In alcuni casi è il viaggio come fuga temporanea dalla claustrofobia domestica, in altri è un rivangare ricordi attraverso il ritorno ai luoghi in cui in cui essi presero forma per la prima volta. Più in generale, queste canzoni raccontano i viaggi in auto come necessità e come spazio intimo che costringe a restare da soli con i propri pensieri.

Camera Obscura “Country Mile”
Girls in Hawaii “Road to Luna”
The Microphones “The Moon”
The Breeders “Drivin’ on 9”
Kimya Dawson “Tire Swing”
Blind Melon “Drive”
Death Cab for Cutie “Passenger Seat”
Black Tambourine “Black Car”
Dum Dum Girls “There is a Light that Never Goes Out”
Blur “He Thought of Cars”
Dirty Three “1000 Miles”
Elliott Smith “Drive All over Town”
Arcade Fire “In the Backseat” (live)


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  1. verdeanita

    10 ottobre

    oddio, quella canzone dei Girls in Hawaii non la sentivo da una vitaaa!

  2. Margherita Ferrari

    10 ottobre

    in effetti anch’io non la ascoltavo da una vita. mi è capitata tra le mani mentre setacciavo l’ipod. è proprio un bel pezzo e anche l’album da cui è tratto merita di essere riesumato, secondo me.

  3. verdeanita

    10 ottobre

    l’album l’ho riesumato oggi in ufficio. all’inizio lo trovavo un po’ noioso. poi li vidi alla mia prima route du rock: concerto bellissimo! ogni tanto fa bene riesumare i vecchi ascolti. (poi ho recuperato anche il nastrone della settimana scorsa e in entrambi ho trovato un sacco di bei pezzi che non conoscevo! ottimo!)

  4. Gabriele

    12 ottobre

    Nick Hornby ne sa a pacchi e consiglio a chiunque di fare in modo di leggere la sua rubrica mensile che esce su The Observer e qua è pubblicata tradotta da Internazionale.
    Sono nato (purtroppo?) troppo tardi per provare la romantica esperienza di creare un nastrone su cassetta, ma un tempo quando (ancora) approcciavo ragazze sconosciute che solleticavano la mia fantasia (NON solo sessuale si intende) usavo passare quantità di tempo non del tutto trascurabili a comporre su Windows Media Player compile di varia natura, sforzandomi di trovare il giusto ordine dei brani eccetera. Altra parte non da poco era il confezionamento della custodia, ovvero del “libretto” che andava creato attraverso un collage su fogli a quadretti ritagliati con lo stampo di una copertina di album.

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