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Il nastrone della settimana: Arriva la nuova musica italiana, ma siamo già morti

Caterina Ghobert 5 dicembre 2011 No Comment

Ovvero come cominciare ad apprezzare la scena musicale della propria madre patria alla vigilia della fuga per lidi lontani.

Sin da quando ho sviluppato una certa coscienza musicale e soprattutto ho avuto i mezzi per attingere a fonti pressoché illimitate di canzoni – leggasi una connessione decente a internet – il mio database è sempre stato affollatissimo di eterogenei personaggi provenienti da ogni dove, ma di italiani manco a cercarli con il lumicino. Vuoi per desiderio di novità, vuoi per il mio tipico rifiuto e rigetto per tutto ciò che piace agli altri musicalmente all’età della pietra con tutti i loro 883, Vasco Rossi, Ligabue, Biagio Antonacci e svariati prodotti di Maria de Filippi (che per una quindicenne rimbambita come me erano i compagni di classe e i miei “compagni” di scout patiti di un Francesco Guccini – per me ancora troppo vicino agli ascolti materni); qualunque cosa ascoltassi, la mia esterofilia è sempre stata manifesta.
Qualcosa è cambiato mano a mano che il mio cervello prendeva il largo verso progetti di fuga: ecco che si è aperto, pian piano, l’orizzonte italiano. Così dalla scorsa primavera, proprio quando ho avuto tra le mani la tanto attesa borsa di studio per fuggire in Croazia, ho cominciato a scoprire sprazzi di musica nella mia lingua natia, prodotta sul suolo italico. In alcuni casi si tratta di riscoperte di cose già sentite ma poi abbandonate, non esplorate, evitate. In altri casi si tratta di freschi ritrovamenti che nel percorso preparatorio per diventare a tutti gli effetti cittadina del mondo mi hanno donato un legame inaspettato con un paese che non sono mai riuscita ad apprezzare davvero.
Onnivora come al solito, ho spizzicato qui e lì, dalle cose più inascoltabili alle cose più piacione. Questa breve raccolta non ha alcun filo logico. Si tratta sotto certi punti di vista della musica che ti aspetteresti da una persona associabile al mondo “di nicchia ma non troppo”, anche se mi sento stretta in questa definizione.
Musica che tiene compagnia chi è affetto dal tipico mal di vivere di chi abita dove c’è la nebbia (io vengo giù dai monti, non sono un prodotto della pianura padana, e il clima delle infinite distese della pianura pannonica forse è anche peggio di quello padovano, a cui non mi sono mai abiutata). Altre cose sono semplicemente feticci (vedi i “bastardi” della sezione trentina). Altri ancora sono solamente cani.

(Qui c’è l’archivio scaricabile con tutti gli emmepitré)

Sezione ovvia
1 Le Luci della Centrale Elettrica – Per combattere l’acne
2 Il Teatro degli Orrori – Due
3 I Cani – Le Velleità
4 Dente – Buon Appetito

Sezione Trentina
5 The Bastard Sons of Dioniso – Rumore Nero
6 La Casa del Mirto – Da Haste
7 Supercanifradiciadespiaredosi – Forza di Gravidanza

Fuori sezione
8 Aucan – Red Minoga
9 Offlaga Disco Pax – Robespierre
10 Iosonouncane – Macarena su Roma


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