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Ho fatto le elementari del libro “Cuore”: lotterie e madonne di gesso

Puntata speciale dedicata alle lotterie e riffe.

Almeno due, tre volte all’anno si teneva nella mia classe una lotteria benefica: lo scopo cambiava di volta in volta, ma si trattava quasi sempre di inviare fondi ad una delle missioni collegate all’ordine religioso che gestiva la scuola. Scopo in sè benefico ed edificante, tuttavia perseguito attraverso una forma sottilissima di perversione. I premi in palio infatti non erano i soliti oggetti di pessimo gusto normalmente presenti alle riffe di beneficenza, ma tutta una serie di orpelli sacri, anche questi di fattura quantomeno discutibile. I premi per i più sfortunati erano gli immancabili santini: dalla madonna a sant’Antonio, da Gesù bambino a santa Teresa. Tutti corredati della loro preghiera sul retro. Vincere il santino era una delusione terribile. Poi veniva la medaglietta finto oro con immagine di santo: quella era già più stimabile, pur tuttavia poco interessante per un pargolo. A seguire il rosario in plastica che, se si era fortunati, ma molto molto fortunati, poteva essere in materiale fluorescente. Ecco, quell’oggetto scatenava le invidie dell’intera classe perché poteva essere indossato come una collana di kriptonite e fungere da spunto per innumerevoli ed interminabili giochi di carattere fantascientifico.

Infine il premio supremo: la statuetta in gesso di madonna o, lusso e scialio, di madonna con bambino. Quello era il premio più ambito, l’oggetto che ti avrebbe catapultato nell’olimpo delle persone fighe e stimabili della classe. Inutile dire che non ho mai vinto nessuna madonna in gesso. In compenso avevo una cospicua collezione di santini. Incredibile eccezione a questa prassi era la riffa annuale che si teneva in tutto l’istituto: in quel caso i regali in palio potevano arrivare ad abbracciare una scatola di colori, vasetti per fiori di dubbia fattura, quadri, conserva della ditta locale, calze di lana fatte a mano e altri prodotti chiaramente riciclati. Ho un distinto ricordo di un vasetto di finta porcellana bianca con una rosa dipinta sopra: credo che mia madre l’abbia buttato senza farlo passare dal via.


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  1. Margherita Ferrari

    17 Novembre

    la tua rubrica è per me equivalente a una serie di sessioni da qualche psicoterapeuta fanatico. ogni volta che leggo i tuoi pezzi mi vengono in mente episodi del mio passato che avevo completamente rimosso. l’attaccamento ad orpelli sacri di scarsa fattura, ad esempio, è tornato a rimbalzare nella mia testa da quando ho letto per la prima volta questo post. argh. doppio argh.
    forse è da lì che viene la mia passione per le madonne di gesso delle rotatorie.

  2. Caterina Bonetti

    21 Novembre

    Io ancora adesso sono un pò una pervertita del rosario in materiale fluorescente…

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