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Gli uomini e le donne sono uguali, o quantomeno or...

Gli uomini e le donne sono uguali, o quantomeno ora prendono in giro entrambi nello stesso modo

Pubblicità che tirano il ballo il corpo delle donne ce ne sono a bizzeffe, dagli orripilanti manifesti che ciclicamente compaiono ai bordi delle nostre strade (e ci deve pensare il garante perché vengano rimosse), al “Brava Giovanna” che lascia ben poco all’immaginazione, alla pubblicità della Renault per “festeggiare” le donne, di cui Soft Revolution aveva prontamente parlato, alle polemiche sui manifesti che pubblicizzavano la Festa dell’Unità del PD di Roma in cui il vento che cambia alza la gonna ad una ragazza mostrandone le gambe, vanificando la credibilità e le proteste dei mesi precedenti promosse dal centro-sinistra contro il sessismo dominante nel mondo politico. Iniziative dei cittadini contro questi scempi ce ne sono e ne è testimone il gruppo nato su facebook, la cui fondatrice è stata intervistata alcuni mesi fa da Margherita.

Purtroppo o per fortuna, guardando pochissima televisione, o forse avendone guardata troppa in passato, ho sviluppato una specie d’immunità alla pubblicità: quando la passano, tanta, troppa, mi si spegne il cervello per riaccendersi solo quando il programma riprende. Per fortuna, leggendo delle cose intelligenti sul qui presente sito, la mia coscienza critica si è risvegliata. Probabilmente nella maniera sbagliata: mi son fatta solo delle grasse risate.
Finalmente nel mondo pubblicitario si è arrivati alla parità dei sessi. Basta con la mercificazione del corpo della donna! Mercifichiamo anche quello dell’uomo! Trattiamo anche l’uomo come uno zimbello che non pensa altro che ai chili di troppo e alle zampe di gallina.
In principio è stata una pubblicità in cui veniva detto che “la cellulite è una malattia, compera la nostra crema, che poi è un vero e proprio farmaco, per poterla debellare al più presto”. La cosa non ha lasciato indifferente non soltanto me, ma anche le associazioni dei consumatori e l’antitrust che ha condannato il produttore, la Manetti & H. Roberts, a pagare multe salate. Si tratterebbe infatti di pubblicità ingannevole, che però continua ad essere trasmesse, evidentemente perché dalla campagna pubblicitaria l’azienda continua a guardagnare dei bei soldini.
Insomma, le solite donne che si fanno fregare perché ritengono che avere tutto l’anno un fisico da spiaggia sia fondamentale, che sono disposte a spendere soldi per creme e palestra per la prova costume alla quale sarebbe disdicevole arrivare con quella terribile malattia che è la cellulite o con un pelo fuori posto (non si contano più le tipologie di ceretta che anno dopo anno la Veet ci promuove, per essere sempre lisce e perfette, per quattro settimane).
Poi, dopo la pubblicità col Gerard Butler che invita tutti i maschioni duri e spartani come lui a usare la super crema anti tutto della L’Oréal , finalmente, gli stessi furbacchioni che producono la crema per la cellulite di noi donne ecco che mettono sul mercato una linea di miracolosi cosmetici “appositamente studiati per contrastare le adiposità localizzate tipiche dell’uomo e formulati tenendo conto delle caratteristiche fisiologiche e delle attitudini maschili” (come se l’adipe maschile fosse sostanzialmente differente da quello femminile!).
Questo è un momento glorioso che aspettavo da anni, un chiaro segnale: la parità dei sessi è possibile in un solo modo. O le donne diventano come gli uomini o gli uomini diventano come le donne. Ma non nelle mansioni della quotidianità che potrebbero davvero fare la differenza e rendere la vita migliore sia agli uni sia alle altre! No! È meglio avvicinarsi all’idea di femminilità con cose superficiali e frivole. Avanti così!
E cosa mi capita di trovare sull’homepage de “la Repubblica”? La galleria fotografica di una campagna pubblicitaria, promossa dal Comune di Belgrado, che invita i cittadini a raccogliere le deiezioni dei propri cani per poter godere di una città più pulita. La solita campagna sessista, direte voi. Ma nell’ultima slide si vede la foto di un uomo a sua volta chinato per raccogliere il regalino del proprio cane.
Se si fosse trattato di una pubblicità esposta in una città italiana avrei provato fastidio, ma, forse, il fatto che un uomo venga equiparato ad una donna in un’immagine del genere può essere utile a scuotere un po’ gli animi in una città in cui, nonostante il dinamismo dei giovani, ci sono ancora gravi episodi di odio e sono ancora vivi i retaggi di una cultura patriarcale e maschilista, come hanno mostrato gli scontri dell’anno scorso al gay pride.

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  1. Annamaria Arlotta

    23 ottobre

    Sia alla donna che all’uomo vengono proposti modelli che delle persone esaltano l’aspetto fisico, la disponibilità sessuale o la ricchezza unita a fascino. Una delle degenerazioni di questa esaltazione di disvalori è la mercificazione del corpo dell’uomo. Vorremmo essere tutti belli, magri, giovani e attrenti: tendendoci questa trappola da cui è difficile difendersi, le imprese stimolano il meccanismo per cui se acquisti quel prodotto o quel servizio sarai come il modello o la modella. Il fatto grave della pubblicità sessista è che sia la donna che l’uomo che le fa da pendant sono ridotti a stereotipi, i modelli non sono mai persone degne da emulare ma bei corpi rivestiti o semi-vestiti da abiti di lusso. Per questo motivo ho chiamato il gruppo che ho fondato “La pubblicità sessista offende tutti”. Tutti coloro che pensano di essere sminuiti dalle centinaia di spot e cartelloni pubblicitari che li invitano a concentrarsi ossessivamente sul loro fisico sono stufi della situazione. La pubblicità riflette, sì, ma amplifica e crea a sua volta modi di pensare. Non c’è solo uno scollamento dalla realtà delle donne del nostro quotidiano, e degli uomini che pur non essendo dei fustoni danarosi hanno il diritto di avere una buona considerazione di sé per motivi più nobili. L’insistenza sul fisico, che si pubblicizzi una crema, un alimento, un’automobile o un antivirus come nel caso dell’AGV, fa parte di una filosofia che può essere pericolosa, in particolare per bambini ed adolescenti. Estremizzata, porta a far dire alla escort Terry de Nicolò in un’intervista “ Se sei racchia te ne devi stare a casa, la bellezza è un valore, deve essere pagata.”
    Se qualcuno desidera iscriversi al gruppo, questo è il link:

    http://www.facebook.com/home.php?sk=group#!/home.php?sk=group_139046259478883&ap=1

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