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DIY: Un’intervista a Michele, guru del lavoro a maglia

Sono diversi anni che coltivo lo stesso sogno: un camino, gomitoli di lana, il fuoco che crepita allegro e riscalda lo spazio antistante al divano, io che sferruzzo senza sosta, impavida e decisa, e miei maglioni/ le mie sciarpe / i miei guanti per la stagione fredda. Non serve certo che ve lo dica: non sono mai andata oltre 20 centimetri di dritto pieno di buchi e strane asimmetrie.
Nell’ultimo periodo però il virus del lavoro a maglia è scoppiato intorno a me: sono state saccheggiate mercerie, derubate pecore, mandati in bancarotta maglifici: la lana diy è il nuovo nero. Purtroppo questa lana-mania non ha in alcun modo fatto sbocciare la sferruzzatrice che c’è in me: piena di buchi era la mia sciarpa e piena di buchi è rimasta (ho cercato di vendere il mio lavoro come una perfetta copia di questa collezione di Rodarte, ma stranamente no, non ha funzionato).
Nel frattempo gli amici intorno a me sono diventati dei veri esperti: paladini del lavoro a maglia, tutti in grado di fare un capello in un paio d’ore mentre guardano la tv e parlano e ti aggiustano i punti e sorseggiano un tè e ti spiegano quel complicatissimo punto che tu nemmeno sapevi esistesse.
Questa è l’intervista al mio amico Michele, che da un paio di mesi a questa parte è indiscusso guru della maglieria do it yourself:

Come e perché hai deciso di iniziare a sferruzzare?
Ho iniziato per caso. La Pina, conduttrice radiofonica (persona che adoro alla follia) ha organizzato tempo fa questo piccolo corso per imparare a fare la maglia. Per conoscerla sono passato a vedere e, un po’ per scherzo, ho provato ad usare i ferri. Dopo 3 ferri è stato amore. Una soddisfazione pazzesca. Nonostante le maglie perse e i buchi giganteschi nella prima maglia, il piacere di aver fatto qualcosa da sé è impagabile.

Avevi mai fatto nulla di pratico prima?
Assolutamente no. Anzi. Sono sempre stato negatissimo. Qualsiasi cosa ho mai provato a fare ha sempre avuto pessimi risultati, quindi non mi sono mai cimentato in altro.

In quanto tempo si diventa bravi, e quanto tempo ci vuole per finire un pezzo?
In realtà non ci vuole molto, serve solo un po’ di costanza. Mezz’oretta al giorno, facendo anche solo il diritto, mentre guardi la tua serie tv del momento, o meglio ascolti, soprattutto nel primo periodo, quando è meglio tenere gli occhi ben puntati sui punti che altrimenti cadono e si incasinano. Tempo due settimane e hai acquisito la manualità necessaria. Da lì in poi si apprendono altri punti con una facilità paurosa. Una volta entrati nel mood ci vuole pochissimo a fare cose molto belle. Un berretto in un paio d’ore, un collo di sciarpa in una giornata.

Quali sono i benefici della maglia?
La maglia ti rilassa come poche cose. Stacchi proprio dal mondo.
E poi è una botta di autostima tutte le volte che finisci qualcosa e puoi usarla. Non è nulla di fine a stesso, produci qualcosa di reale. E poi, contrariamente a quanto si pensi, riesce ad aggregare le persone, creando un bel clima rilassato e di condivisione, molto vecchi tempi. Mi piace troppo.
Di contro c’è il prezzo della lana che non invoglia a lavorarsela da soli invece di comprare qualcosa di già fatto.

Perché fare la maglia e non impiegare in altro modo il tempo libero?
Perché hai la soddisfazione di fare qualcosa di concreto, di vedere il risultato pratico delle tue azioni, perché puoi sbagliare e correggerti senza che succeda nulla di male, che ogni errore è come una piccola cicatrice che dimostra che non siamo macchine.

Indicazioni utili per i neofiti?
Piccolo consiglio: usate i ferri 10.. Snelliscono il lavoro e danno un risultato esaltante (Confermo!, n.d.r.)
Non fatevi scoraggiare dai primi risultati (probabilmente) disastrosi, il freddo è alle porte: sferruzzate!

(le foto di Michele sono di Silvia Pilloni)


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  1. Elisa

    29 Novembre

    Che bel post pieno di entusiasmo!!
    Rendere meno pungenti queste fredde mattinate autunnali…una bella ispirazione.
    Bravo Michele e grazie Marta 🙂

  2. Ilaria

    29 Novembre

    Uhm, è da tempo che ho voglia di cimentarmi… sono convinta che mi rivelerò una frana però, dopo aver letto questa intervista: o adesso o mai più! Grazie Michele per l’entusiasmo e Marta per l’intervista 🙂

  3. Cate Ghobert

    29 Novembre

    da sempre attiva nell’arte del tricot (invero più che sciarpe non ho mai fatto) confermo: non c’è nulla di più rilassante e che dia anche una bella botta di autostima, anche se il punto riso..

  4. Margherita

    29 Novembre

    Io ho tentato più volte di darmi all’arte del lavoro a maglia, ma la miopia mi ha sempre portata ad abbandonare i miei lavori a metà. So fare un solo tipo di punto e il massimo che ho prodotto sono state delle mezze sciarpe. Però ammetto che l’attività è molto rilassante. Fossi meno orba e avessi un po’ più di tempo libero penso che mi ci ridedicherei. Anche perché, come osserva giustamente Michele, farsi da soli i propri vestiti da moooolta soddisfazione.

  5. Silvia

    29 Novembre

    Confermo tutto quanto, la maglia da dipendenza!
    E aggiungerei che Michele oltre ad essere il guru della maglia è anche un ottimo maestro!

  6. giuli

    9 Dicembre

    Leggo l’articolo mentre sferruzzo il secondo dei 6 scaldacolli che saranno i miei regali di natale per la famiglia.
    come michele, anche io negatissima per qualsiasi cosa pratica, sono ora la regina della maglia.
    dà enorme soddisfazione e calma i nervi!

  7. Marta Magni

    20 Dicembre

    ecco, forse per trarre dei benefici dalla maglia bisogna essere poco miopi e dotata di grande pazienza. io faccio troppi buchi per potermi rilassare…
    Attendo con ansia il giorno in cui dritto e rovescio diventeranno un automatismo!

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