Crea sito

DIY: Bianconigli punk di cartapesta

La cartapesta è un materiale meraviglioso quanto sottovalutato. Si crea dal nulla ed è forte come il legno e come esso può essere limato, levigato, intagliato e, in più, è biodegradabile e non cosa nulla. Lo conosciamo come il materiale di carri allegorici e maschere di carnevale, ma si può lavorare e intagliare sino a renderlo simile allo stucco. Oppure potete ricreare un elefantino africano a grandezza naturale e chiamarlo Zampone.
E’ un materiale con una personalità multiforme, richiede tempo e pazienza e non ama l’umidità. Per una maschera ci vogliono almeno tre giorni e una stagione mite, o almeno un termosifone.

La mia maschera da coniglio nasce dalla necessità di presentarsi degnamente ad un compleanno il cui tema era Alice nel Paese delle Meraviglie Darkettona, dove il mio compare avrebbe interpretato un Bianconiglio disincantato, stanco di star dietro all’orologio, simbolo del puritanesimo e del capitalismo, in linea con  il classico motto punk “No Future”:  “perché correre, quando non hai un futuro?”
Voi, naturalmente, la potrete reinterpretare a piacimento, anzi scorrete la pagina al fondo per qualche suggerimento.

Ecco l’occorrente:

– quotidiani che non vi piacciono
– colla vinilica o colla di farina
– acqua
– almeno un pennello
– fogli bianchi o carta igienica senza
– disegnini (facoltativo)
– il tubo di cartone di uno scottex
– acrilici o tempere
– un cordino o elastichino
– forbici e/o taglierina
– tempo
– pazienza

Fase 1: la distruzione

Prendete due quotidiani, meglio se quelli con le notizie più grevi o più idiote, e fateli a pezzi: una parte a pezzi più grandi, un’altra a striscioline minute, di circa 2 cm di larghezza.

Fase 2: la creazione del modello

Appallottolate i pezzi di giornale più grandi, facendone dei salsicciotti, legando tutto insieme con scotch da tappezziere e  immaginando che faccia avrebbe un coniglio mannaro. Io come guida per la grandezza ho usato la maschera dei Tre Allegri Ragazzi Morti, badando di  non rovinare il disegno generosamente lasciatomi dal Tofo all’interno di questa. Immaginate la fronte, la forma degli occhi, del muso, continuando ad aggiungere pezzi, ricordatevi della tridimensionalità, e non pensate: «Dio
mio, ma mi dovrò mettere tutta questa carta sulla faccia?» perché questo non è che il modello, che se fossimo fighe, faremmo
di gesso.
Quando la forma vi soddisfa, ricoprite il tutto di scotch di carta.

Fase 3: il brodo primordiale, la stratificazione e le orecchie

È ora di mettere a bagno le striscioline fini, in una bacinella con poca acqua (2 o 3 bicchieri) e colla vinilica. Chi è più bravo di me e la colla se la fa in casa, con la farina. Le quantità non le so, ma basta che sia acqua sporca di vinavil, un po’ del colore dell’acqua della pasta quando la scolate.
Prendete la vostra “testa”, e ricopritela con un primo strato di striscioline bagnate di acqua e colla, l’una vicina all’altra in uno stesso senso, aiutandovi con un pennello bagnato della stessa mistura, poi fate lo stesso per il secondo strato, invertendo il senso. Procedete così per altre 6, 7 volte, poi in ultimo, prendete un pennello e spennellate tutto con una miscela poco più densa di acqua e colla.
Aspettate almeno 12 ore, mangiate, dormite e fate le orecchie: prendete il tubo dello scottex e tagliatelo in due metà uguali o simili. Disegnateci sopra due orecchie da coniglio, ritagliatele e attaccatele sulla zucca fissandole con un po’ scotch di carta e poi ricoprite con qualche strato di striscioline di carta bagnata in acqua e colla, come visto prima; insistete sull’attaccatura delle orecchie e, già che ci siete, un po’ di strati sulle orecchie le renderanno più gonfie.

Ora, se siete intelligenti, fate a striscioline qualche foglio bianco o qualche tovagliolo o carta igienica, basta che sia bianca, e procedendo come prima, ricoprite tutto, prima mettendo in acqua e vinavil. Se non avete voglia, non importa, ma richiederà più pittura in seguito.

Fase 4: il parto e la pittura rituale

Aspettate altre 12 ore e nel frattempo andate a comprarvi un tubetto di acrilico bianco e qualche colore che vi piace. Se, come me, oltre ad essere pigre, conservate tutto, andate a cercare le tempere delle elementari in soffitta e preparatevi a nominare invano tutti gli déi della mitologia che preferite (la mia è quella nordica, ma anche quella indù si presta bene). Se volete fare la maschera da Frank di Donnie Darko, basta della carta stagnola* e ricordatevi dei dentacci.

Il parto! Il parto! Controllate che la maschera si sia indurita e tirate via gli strati di carta appallottolata all’interno, senza preoccuparvi troppo, in realtà. Lo scotch di carta avrà prevenuto  che la carta si attaccasse. A questo punto, ammirate con  soddisfazione il nuovo nato.

Con una taglierina o le forbici, ritagliate i buchi per gli occhi e per il naso. Fate anche dei buchi ai lati della maschera, per passare il cordino che la terrà ferma alla vostra testa.
Adesso sciogliete la tempera con un po’ di acqua e vinavil o l’acrilico con sola acqua. Passate le varie mani di bianco con la grazia di un carpentiere, fate asciugare, e date tutte voi stesse nel colorare il muso. Aspettate una notte, andate a un concerto, ubriacatevi, fate all’ammore.

Fase 5: voilà!

La maschera è pronta! Fate gli ultimi abbellimenti del caso. Ad esempio una spilla da balia sul naso, molto punk! O un’orecchia smangiata, anche a morsi se avete il coraggio!

Fase 6: punk pampering

E ora preparatevi per la serata, meglio se in una stanza affittata in un bed & breakfast, con i mobili della nonna e la Madonnina Santa sopra il letto, che vi spiava mentre facevate cosacce con il vostro ragazzo, usavate droghe leggere, bevevate vino, vi grattavate il sedere e ogni altro possibile peccato mortale. Strappate vecchie calze di nylon, magliette, jeans, infarcitevi di spille da balia, ma evitate di bucarvi il naso con uno spillone (non esagerate con il DIY!). Scaldate della colla di pesce su un fornelletto da campo, per farvi la cresta o alzare i capelli, ma evitate di dar fuoco alla stanza. Abbondate con il trucco nero.
Per darvi un’ idea, ispiratevi a quando Daniel voleva “fare il punk” in Freaks and Geeks (min. 3.12):

Suggerimenti:

Se vi sentite un po’  rapper, propongo un grosso orologio al collo, alla Public Enemy.
La maschera del Bianconiglio si presta agilmente a diventare quella del Leprotto Marzolino, se lasciate le orecchie basse, il sopracitato Frank di Donnie Darko, il canguro di Tank Girl, se allungate un po’ il muso e lo dotate di sigaretta, oppure una coniglietta che abbia poco a che vedere con Playboy

*nel ricoprire la maschera dovrete però cantare: «un po’ di carta stagnola, per addobbare a festa, questa stanza di meeerdaaa» con enfasi vascobrondiana, fingendo di non sapere che la canzone parli di ddroga e ddisaggio.


RELATED POST

  1. Eleonora Andronaco

    30 novembre

    Se hai indossato la maschera del Tofo all’Hiroshima Mon Amour ci siamo già viste da qualche parte.

  2. Eloisa

    1 dicembre

    Un’altra torinese su SF? dobbiamo fare una reunion!
    Per quanto ne so, potremmo esserci incrociate numerose volte all’Hiro 😀

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.