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Dissipatio H.G.

Relitti fonico-visivi mi tengono compagnia, e sono ciò che di più diretto mi rimanga di “loro”. Puramente verbali, due (da notiziari della radio, suppongo): fallito dirottamento e riuscito stupro di una ragazza in un aereo dell’Olympic Airways; e quest’altro in inglese, forse dell’inattendibile Voice of Europe: A favorite Polish joke goes, we feign to work, the State feigns to pay us. E due immagini: una bottiglia, con corona reale sullo sfondo, e la scritta in rosso: Seagram’s Canadian Whisky. Il quadratino bianco del campo di tennis dietro l’Hotel Bellevue, nell’oculare del mio binocolo. La memoria involontaria non ha altro, e questi ricordi vi fluttuano insistenti e vaghi.

Inizia così questo breve romanzo di Guido Morselli, classe 1912, bolognese di nascita, milanese d’adozione. Un libro strano questo Dissipatio H. G. già a partire dal suo titolo apparentemente enigmatico. Dissipatio humanis generis: una scomparsa è al centro del romanzo, la scomparsa dell’intera umanità. Il protagonista, reduce da una nottata trascorsa all’interno di una caverna, nella quale si era recato nel tentativo di togliersi la vita (quasi una premonizione della fine dell’autore, morto suicida nel 1973), emerge nell’alba di un nuovo giorno dai caratteri inquietanti. Nessuno per la strada, nessuno al paese, nessuno dei conoscenti del contado, nessuno che risponda ai telefoni, nessuno oltreoceano, nessuno in aereoporto, nessuno alla vicina base militare. Il nulla tutto intorno. Non ci sono corpi: non siamo in uno scenario post atomico. La natura tutta intorno continua a vivere secondo i suoi ritmi e le sue regole, del tutto indifferente alla scomparsa dell’animale uomo. Si sviluppa così il “viaggio” allucinato del protagonista attraverso quest’infinita solitudine. Un percorso di angoscia, costruito secondo i canoni di un modernismo descrittivo (già presente nelle poche righe d’incipit riportate) che non indugia però in pagine e pagine fotografiche. La prosa è asciutta e concisa, forse a tratti tecnica, come quella di pochi altri scrittori italiani in grado di esprimersi compiutamente e senza ripiegamenti manieristici attraverso questo stile (mi viene in mente ad esempio Gadda, ma anche, e più recentemente, Del Giudice, di cui ho già scritto su queste pagine). Un romanzo davvero contemporaneo. La cosa mi ha stupito, devo dire, perché raramente si trova in uno scrittore cronologicamente “datato” tanta modernità di percezione e tanta tensione narrativa volta al “futuro”. Questo libro potrebbe essere stato scritto l’altro ieri: basterebbe sostituire le cabine telefoniche con i cellulari. Fatto. E’ un romanzo filmico, che bene si presterebbe per fungere da sceneggiatura per un’allucinata visione di David Lynch. Forse per questo non è stato capito e Morselli è morto senza veder pubblicato nessuno dei suoi romanzi, successivamente editi, con successo, da Adelphi. Morselli non scriveva per il suo tempo ma, a differenza di altri autori suoi contemporanei, non ha smesso di parlarci e, anzi, si ambienta bene in questa primavera 2011.


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