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D’arcy Wretzky Appreciation Moment

D’arcy Wretzky Appreciation Moment

Di recente la macchina commerciale che qualcuno ha ancora il coraggio di chiamare Smashing Pumpkins ha fatto tappa in Italia per qualche concerto. Già all’epoca di Zeitgeist (di cui scrissi con grande trasporto qui), l’album post-reunion, avevamo provato sconcerto nel constatare che l’omonimo tour aveva visto la partecipazione di svariati italici che, non contenti di aver assaporato la beltà dei nuovi pezzi pseudo-metallari, avevano investito dei denari per acquistare del merchandising che comunicava il seguente messaggio: “Ho visto gli Smashing Pumpkins nel 2007 senza provare amarezza”.
Il tour di quest’anno ha reso ancor più profondi i solchi di sconcerto che occupano perennemente la nostra fronte. Il pensiero cui approdiamo è sempre lo stesso; ci sono così tante band pregevoli e nuove cui dedicare attenzione, amore e denaro. Perché ostinarsi a foraggiare figure stracotte e infelici come il vecchio William Corgan? Perché spendere un minimo di quaranta euro per il biglietto di un concerto che ti godrai solo in parte, aspettando i pezzi vecchi e distraendoti su quelli nuovi, che puzzano di carcasse putrescenti?
Nel prendere visione di alcuni video raccolti da individui dalla mano poco ferma nel corso dei recenti concerti di Milano e Padova, ci siamo ritrovati a delineare la seguente domanda: “Cosa direbbe D’arcy di tutto ciò?”. Esistono poi alcune versioni alternative, che vi proponiamo qui sotto:
“Cosa direbbe D’arcy di questo pubblico che esalta il neo-Corgan, un individuo scevro da amore per la sua mamma e da tangibile, reale trasporto?”
“Cosa direbbe D’arcy dell’uso che il neo-Corgan sta facendo del nome Smashing Pumpkins?”
“Cosa direbbe D’arcy del fatto che Corgan si ostini ad assoldare solo bassiste?”
“Cosa direbbe D’arcy della nostra amarezza?”

La verità è che la risposta ci interessa solo in parte. Ciò che conta è evocarla.
Vogliamo bene a D’arcy e continuiamo ad apprezzarla nonostante le news che ci giungono sul suo conto: arresti per guida in stato di ebbrezza, il ritiro in campagna (se così vogliamo chiamare una qualche enorme distesa pianeggiante nel Michigan), lo scarso interesse nei confronti dei cavalli scalmanati che popolano le sue terre e via dicendo. Guardare le immagini sfocate di una versione stanca e incazzosa di Bullet With Butterfly Wings, in cui la voce di Corgan viene sovrastata da quella di decine di padovani privi di memoria, ci spinge a cercare pace negli anni ’90. Poco importa che gli anni ’90 siano stati un periodo assai spiacevole sotto una molteplicità di punti di vista. E poco importa che il mondo sia pieno di persone che ti guardano malissimo quando dici che ami gli anni ’90. Gli anni ’90 ci hanno dato figure come quella di D’arcy che, per quanto difficili da elevare ad esempio di vita, hanno significato un sacco per noi. Il loro è stato un impatto in primo luogo estetico; l’idea che si potesse essere bella pur infilandosi in abiti e modi di fare che comunicavano ambiguità e stranezza (come il look kinderwhore), trasandatezza e disinteresse. C’era poi il fatto di saperla partecipe di qualcosa di meravigliosamente tragico come la musica degli Smashing Pumpkins, per quando la personalità di Corgan tendesse a schiacciare quelle degli altri componenti del gruppo.

Dopo aver abbandonato la visione degli osceni video di cui sopra, ci siamo spostati su video di ben altro tipo, in cui Corgan aveva i capelli o se li era rasati da poco. Video in cui c’è D’arcy che suona il basso nascosta dietro ad un paio di occhiali scuri.
Ci siamo detti che era bellissima. Ma non bellissima in quanto pezzo di carne desiderabile. Bellissima come performer, come parte di qualcosa che un tempo ci parlò, ci danneggiò e ci portò conforto.


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  1. Terry

    23 dicembre

    E’ quello il punto: la sua bellezza slegata dal concetto di piacevolezza estetica unanimamente accettata come tale. D’Arcy è sempre stata unica, non assimilabile a nessuna corrente, e per questa sfuggevolezza e per il disinteresse dimostrato nei confronti del proprio aspetto, tanto più affascinante. Oltre al fatto che è stata la cosa migliore che potesse capitare agli Smashing Pumpkins.

  2. […] di storta autenticità che oggi riesce a catturare bene Margherita Ferrari con un bel pezzo sul sempre ottimo Soft Revolution. […]

  3. Marta Magni

    28 dicembre

    io li ho amati così tanto in gioventù che quest’anno proprio non me la sono sentita di andare a vederli così raffazzonati. purtroppo non ho mai visto la formazione con d’arcy all’opera, ero troppo giovine ed ingenua e mi lascia passare il tour di adore sotto gl’occhi. son rimpianti.

  4. Terry

    1 gennaio

    Io li ho visti a Reading nella metà degli anni ’90, uno dei più bei concerti mai visti in vita mia.

  5. […] Pumpkins Dei deliri del non più giovane William Corgan ho già parlato. Ogni volta che il mio cervello si risintonizza sull’informazione: “gli SP esistono […]

  6. eCHO

    3 giugno

    Un articolo che ho apprezzato molto! Caustico e sincero. Cattivo e malinconico. Complimenti a Margherita Ferrari.

    Non avevo mai ascoltato gli Smashing Pumpkins prima di quest’anno, se non per sbaglio, nel 1999 circa, quando il video di Ava adore mi terrorizzò. Ma andavo ancora in quinta elementare. Non appena li ho riscoperti, il fascino di D’arcy in particolare mi ha travolto. L’estetica della band è tutta sintetizzata in quel ciuffo biondo che le copriva metà viso. Fino a ieri non sapevo neanche che esistesse e adesso mi manca incredibilemente.

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