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Cose che ci sono piaciute nel 2011, pt.1

Cose che ci sono piaciute nel 2011, pt.1

Ci piacciono le classifiche di fine anno. Solo che, in genere, le classifiche di fine anno sono organizzate secondo particolari categorie che, talvolta, possono risultare limitanti. Quando pensiamo al 2011 in toto, ad emergere non sono solo film, dischi, serie tv e libri. Ci sono anche una gran varietà di oggetti, eventi, luoghi e sensazioni che sarebbe difficile inserire in un post ordinato, ma che meritano comunque di essere citati. Per dare luce anche a ciò che, altrimenti, avremmo dovuto escludere, abbiamo pensato di proporvi una semplice lista contenente ciò che ci è piaciuto quest’anno. C’è un po’ di tutto, ma va bene così.

    • The Girl With The Dragon Tattoo. Non è stato il mio film preferito del 2011, ma è sicuramente stato il mio film del 2011. Squittivo nel segreto della mia cameretta quando tutti borbottavano “ma che merda i remake americani”. Ho seguito con il fiato sospeso i casting, le prime foto, il red band trailer, la colonna sonora.
      La mia amica Elise ed io abbiamo partecipato a decine di competition per la premiere, per poi riuscire ad avere i biglietti per il secret screening di Mouth Taped Shut. È un film fighissimo, e non mi pento di aver passato un anno ad aspettarlo. (M.Cor.)
    • Andare via di casa. Questa settimana, mentre mangiavo in un  fast food cibo preparato con l’aiuto della chimica, invece che con le mani di esseri umani, credo di aver risposto per la prima volta la verità alla domanda: “Perchè hai  scelto di andare via di casa per un anno?”.  Io sono andata via di casa un anno perchè mi era necessario per capire chi sono e cosa voglio fare e per trovare un motivo per svegliarmi e vivere. Sono andata via di casa perchè se fossi rimasta sarei morta. Non ne sono certa in senso fisico, ma sicuramente in senso spirituale; sarei diventata solo un automa, sarei vissuta fra giornate grigie e meccaniche. Ripensare ai primi sei mesi del 2011 è questo per me: un susseguirsi di ricordi, di problemi, litigi, noia, ansia,  grigio, lezioni evanescenti, persone talmente inconsistenti e situazioni così surreali da chiedermi se non siano state partorite dalla mia mente in preda a un trip allucinogeno. In un certo senso, un trip molto simile a quello di Edward Norton in Fight Club: solo che non era causato dalla mancanza cronica di sonno, ma solo da tanta tanta tanta tristezza. (S.L.)
    • La letale maratona dei film di Harry Potter. Vivere a Trento ti spinge a fare cose dannose per la salute. Come passare due giorni più o meno consecutivi in una casa piena di junk food, birre e superalcolici, su un divano, commentando con stronzaggine i primi sette film della saga di Harry Potter. E come uscire dalla suddetta casa per andare al cinema a vedere l’ultimo film della saga in stato confusionale, circondata da persone ugualmente devastate (dal sonno, dall’alcol, dal mal di schiena) e inneggianti a Voldermort. E, infine, come lasciare un enorme cartonato del Divo davanti al Duomo, fuggire con aria volutamente colpevole da vigili ignari di tutto, bere ancora parlando di mutande e osservare l’orizzonte dal castello di un parco giochi del centro. (M.F.)
    • Game Of Thrones. La mia serie tv del 2011 è anche la sintesi della mia nerdaggine: basta che mi vengano dati dei costumi medievali e un sacco di ammazzamenti, e io sarò contenta.
      GoT è tratta da una serie di libri che avevo tentato di leggere, ma che ho abbandonato dopo il primo volume per pigrizia; la prima stagione è di soltanto 10 puntate, densissime di avvenimenti e con personaggi di una complessità strabiliante.
      Targata HBO (ricordiamo: “it’s not tv, it’s HBO“) vi farà rimanere incollati alla sedia per due giorni, alla fine dei quali avrete pianto tutte le vostre lacrime. (M.Cor.)
    • Ormai sono andata così avanti da tornare indietro. Per citare il post di Anita, ho proprio fatto il giro. Il mio album del 2011 è infatti il best of dei Pet Shop Boys. Avanguardia pura, always on my mind. (M.M.)
    • Adele. I miei pregiudizi mi hanno sempre fatto disprezzare Adele. Non mi piaceva per niente. La trovavo insopportabile, una cantante da pubblicità o da film sdolcinato.
      Un giorno sono andata su youtube per guardare qualcosa che non c’entrava niente, e per sbaglio ho guardato un’intervista. Dopo aver visto una decina di video – in particolare questo – mi sono resa conto che lei ed io siamo la stessa persona, o perlomeno siamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda.
      Ho cominciato ad apprezzare la sua musica, e a trovare punti in comune con la mia vita, e ora la adoro. (M.Cor.)
    • Marina Petrillo è una persona per cui nutro un’infinita stima, da diversi anni, per tantissime diverse ragioni. Per i libri e per il film che mi ha fatto conoscere con le sue trasmissioni, per la svolta che ha fatto fare ad Alaska, per l’entusiasmo che mette nelle cose che fa, serie ed indispensabili. Un po’ la invidio, Marina Petrillo. (M.M.)
    • Le nomination per il miglior film sono al fotofinish e le pellicole in questione non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra: Habemus Papam di Nanni Moretti, Drive di Nicolas Winding Refn, The tree of life di Terrence Malick, Midnight in Paris di Woody Allen. Dopo orribili contorcimenti cerebrali la palma della vittoria va a Midnight in Paris: fra tutti quello che ha solleticato di più la mia fantasia, che mi ha condotta altrove. Come il protagonista infatti anch’io sogno una macchina (o una carrozza, o un tram) che mi conduca “altrove”, ma sempre nello stesso posto, straniera in patria per una sera, aliena al presente, ma così dannatamente contemporanea nelle esigenze. Un film che poteva rischiare di diventare una serie di piccole caricature, di risultare un quadretto stucchevole e stancare lo spettatore dopo il primo tempo. Woody Allen corre a perdifiato sul filo sottile che divide un’opera d’arte surrealista dalla crosta kitsch: come nel suo Match Point l’anello cade dal lato giusto e lo spettatore resta affascinato. Favolosa la resa di Dalì, intrigante la bravissima Zelda Fitzgerald, il tempo scorre come in una favola della buonanotte e al riaccendersi delle luci in sala ci si aspetterebbe quasi di essere in un’altra epoca. (C.B.)
    • Cucinare. Anche adesso sono triste, a volte. Ho scoperto recentemente, e con mia grande sorpresa, che quello che si dice sulla cucina è vero: mette allegria. È il motivo per cui se c’è una cosa che ricorderò del mio 2011 è il passare dal “non so cucinare, no, guarda proprio no” al “SI LO FACCIAMO? Dai che sembra buono!”.  Questo esprit culinario ha anche determinato un certo aumento di peso, dovuto sopratutto a muffin e salse e, la maggior parte del tempo, cibo sintetizzato dai laboratori di St Hubert, Subway e McDonalds, ma non importa. Per la prima volta nella mia vita, questi sono i chili più ben accetti che abbia mai avuto. (S.L.)
    • Pina di Wim Wenders. Un tributo a Pina Bausch, raccontata dai membri del suo Tanztheater Wuppertal. Nonostante non ami le celebrazioni/glorificazioni, ammiro moltissimo Pina Bausch ed il suo lavoro. La bellezza della danza e la forza emotiva delle coreografie sono commoventi e fanno passare in secondo piano le molte lodi (forse troppe) espresse dai danzatori nei loro ritratti a parole. (C.P.)
    • Vicenza. Per la prima volta nella mia vita, nel 2011 mi è mancata casa. Ma non poco: a febbraio ho telefonato a mia madre piangendo e chiedendole di prenotarmi un aereo per tornare in Italia qualche giorno.
      A quasi 21 anni, ho imparato ad apprezzare valle e colli berici, la tranquillità che scivola spesso nella noia, le colonne di marmo, mia nonna che prega per me.
      Torno volentieri e faccio lunghi giri in motorino, rischiando di cadere sulle strade piene di buche e di venire travolta dai veneti, che al volante sono folli, e rischiando di tirare sotto i turisti giapponesi che vanno al Santuario di Monte Berico.
      Sono nata in un posto fighissimo. (M.Cor.)
    • Fare la spesa .Passeggiare nei corridoi di Metro, il supermercato canadese per eccellenza, mi rilassa. Il Metro in cui siamo solite andare in più, è anche esteticamente bello: i colori delle verdure e della frutta sono incassati in una struttura di legno, su un pavimento di legno, davanti a alte vetrate. Non è comune vedere una simile architettura qui in Canada. Guardare gli scaffali e scaffali ripieni di merce, immaginare cosa cucinare e come con tali ingredienti, farli assaggiare a qualcuno, trovare un pò di casa nel piatto mi sembrano delle cose che acquistano di giorno in giorno un valore sempre più simbolico. Come se cucinare del risotto fosse il modo più efficace di contrastare l’odore di plastica dei fast food (si capisce che giudico i fast food la rovina del mondo?). (S.L.)
    • La fidanzata inopportuna di Natasha Solomons. Traduzione infelice dell’opera di una scrittrice già affermata nella terra natia (l’Inghilterra), e all’estero, il suo ultimo libro (traduzione letterale: “Il Romanzo nella Viola”) è diventato indiscutibilmente uno dei miei libri preferiti. La storia è ambientata tra Vienna e un paesino fittizio inglese negli anni della seconda guerra mondiale, dove Elise, un’ebrea viennese, si vede costretta ad andare a prendere servizio come cameriera nella villa del signorotto del paese. Abbandonando la sua vita precedente con tutti i privilegi che la caratterizzavano, Elise entra in un nuovo mondo, scoprendo che l’identità non è una schiavitù ma un qualcosa che può essere rimodellato e definito, e che si può diventare – e amare – qualcuno senza tradire le proprie origini, o tutto quello che è stato. (M.Con.)
    • E’ stato un anno povero di concerti ma denso di manifestazioni. Dopo l’Europride di Roma, fiacco e trascurabile, il Pride di Milano, bellissimo, partecipato; la piazza gremita il 13 febbraio e la gioia d’essere in piazza a vedere il vento che cambia il 30 maggio. (M.M.)

A domani per la seconda parte!

(autrici: Marta Corato, Marta Conte, Marta Magni, Caterina Bonetti, Silvia Lanotte, Chiara Puntil, Margherita Ferrari)


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  1. Sofia

    29 dicembre

    Leggo i pezzi di M. Cor e la sento parlare nella mia testa 🙂

  2. Marta Magni

    29 dicembre

    Marta cor. io ti invidio tantissimo per the girl with the dragon tattoo

  3. Margherita Ferrari

    29 dicembre

    è abbastanza assurdo, ma anch’io quando leggo marta la sento parlare nella mia testa…

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