Crea sito
READING

Anche la Madonna era una fag hag: La sagra del MAR...

Anche la Madonna era una fag hag: La sagra del MARON

Volevo cominciare a scrivere per questa rivista on-line da molto tempo. Avevo anche già il nome della presunta rubrica, ma mi trovo ad iniziare proprio questo mese, con un argomento difficile, disdicevole perfino. Al posto di parlare di come femmine e gay si amino e dovrebbero vivere per sempre assieme e felici, facendo shopping ogni due per tre, mi trovo a dover disquisire di pornografia. Gay, per giunta.

Punto uno: sì, ne esiste. Ma dato che non posso andare in biblioteca a chiedere questi DVD a prestito (non li comprano) e non ho una tessera di un noleggio dall’avvento dell’ADSL, dato che i cinema porno della mia città (ma in altre?) offrono solo pellicole etero e che non intendo perlustrare le edicole delle stazioni ferroviarie, mi affiderò alla rete, anche ricorrendo a mezzi dalla dubbia legalità. Punto due: “su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”, così mi hanno detto a lezione: quindi qui non troverete nulla sulla pornografia lesbica. Punto tre: tanta robba. Se qualcuno avesse dubbi, confermiamo l’abbondanza di generi e offerte. I generi e gli immaginari consentono di rispondere alla varietà delle tipologie di omosessuali. E di relativi squilibri mentali. Cominciamo quindi a tracciare distinzioni e categorie in questo tripudio di carnazza (sì, signore mie: nel caso degli orsi si tratta proprio di carnazza abbondante). Come i macellai con i quarti di manzo, facciamo distinzioni sommarie e grossolane.
La prima che ci verrebbe spontanea è tra prodotti professionali e amatoriali. Ma anche qui c’è da discutere. I primi parrebbero essere ‘sti patinati, perfettini, con attori che sembrano di carton-gesso o di plastica da petrolchimico in location da Bervely Hills 90210. Escono da case di produzione altisonanti come Falcon Studios, Hot House Entertainment, Titan Media e la Raging Stallion Studios, dal nome lievemente inquietante. In diretta opposizione i filmati e immagini direttamente presi dall’alcova dell’amore, dove regnano colori smunti, mancanza di illuminazione e quella goffaggine dilettantesca che fa quasi tenerezza. Ma è pornografia, è il porno del web 2.0, del digitale casalingo, della democrazia dell’esibizionismo. Il mezzo, a mia sorpresa, si colloca una categoria peculiare: il finto amatoriale, il professionale low-cost. Frutto della rivoluzione di Internet e del Web, questo prodotto si basa sul tentativo di ingannare il pubblico facendo credere che si tratti di non-attori ma di ragazzi della strada, in set che però si limitano al letto e con cavalletti e luci in vista e talvolta con la voce narrante che racconta la storia (inventata) dei solerti ragazzotti. Non è amatoriale perché c’è uno studio e una produzione, c’è una cura nella scelta degli attori e un qualcosa di patinato rimane, ma si è tolto qualsiasi elemento che fosse costoso: la location è una stanza, gli attori sono solo aspiranti tali, la trama è roba da intellettuali letterati ottocenteschi e nessuno se ne cura, sostituita da questa pretesa di realtà.
La faccenda è direttamente legata al tipo di fruizione e pubblico: da grandi opere filmiche di due ore stile cine-panettone natalizio, al video on-demand che uno scarica perché il tizio sembra proprio il panettiere in fondo alla strada, al video realizzato con l’iPhone per sano e puro esibizionismo o per ricatto e guai.
Altra distinzione, gli attori: qui le categorie possono essere infinite. Si va dal tipologia palestrato-gonfiato-depilato molto mainstream descritto come Hunk, al sopracitato orso-orsetto, dall’inglese bear, che a rigore vuole chili di troppo e peluria folta e distribuita. Ci si butta anche sul razziale, non facendoci mancare nulla: quindi largo ai Blacks, Asian – anche se non troppo ben definiti – e ai Latin che immagino si distinguano per una tonalità diversa dell’incarnato. E ancora in base all’età: dai Mature men, uomini dall’inequivocabile saggezza, ai Daddies, amorevoli uomini che rientrano in una fascia d’età alquanto indefinita, fino a quelli che troviamo alla voce Twinks, che il vocabolario ci insegna essere “persone giovani sessualmente attraenti”, quindi emaciati e mingherlini giovinetti. Dato che l’animo umano vuole sempre distinguersi e stare sempre all’opposizione di qualcosa, le categorie anche tra i gay sono moltiplicabili ad libitum, creando sottogruppi e fazioni tanto per essere sempre “the only gay in the village”. Non mi è ben chiaro ai tempi nostri quanto queste categorie derivino dalla realtà della presunta comunità gay o quanto, al contrario, queste stesse etichette della pornografia abbiano influenzato la percezione da parte dei gay stessi. Come se alla fine uno si dovesse chiedere “ma quale porno sei”?

Ricca di personaggi peculiari come Chi Chi LaRue, drag queen, attivista e regista di film pornografici gay, bi e etero, la pornografia gay si rivela un universo interessantissimo e la sua storia che wikipedia ci fornisce solertemente è ricca di spunti per chi s’interessa di storia sociale e del costume, ma è anche la leggere in controluce alla storia del movimento politico per i diritti LGBT e la più ampia e generale rivoluzione sessuale nella seconda metà del XX secolo. Ma rimane un’industria cinematografica e culturale in senso lato che si vuole rappresentare con forza e orgoglio: ecco quindi festival dedicati come l’autorevole Grabby Awards con ben 3 pagine di sezioni di premi e nominati: ci stupiamo della categoria “Best non sexual” e di quella “best Duo” che sembra presagire scene di vero amore. Come Cannes con Venezia, ecco il suo festival antagonista GAY VN Awards, nato dalla costola degli “oscar del porno”, gli AVN Awards, nel 1998. Per la cronaca, il premio miglior attore 2010 è stato vinto dal sig. Logan McCree. Lo si sappia – magari ve lo chiedono al prossimo test d’ingresso di medicina.
Una chicca finale: scopro or ora che esiste una parodia porno gay di Harry Potter: Whorrey Potter and the Sorcerer’s Balls. Qui il trailer. E con questo ho detto tutto.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.